La Tenuta e i vigneti

Gli studi sulla zonazione della Tenuta

Al Castello di Montepò concorrono tutte quelle condizioni di altura, conformazione dei terreni, esposizione ai venti e microclimi per affermare il principio di Terroir unico e di vitivinicoltura mirata all’eccellenza.
La Tenuta e i vigneti

Gli studi sulla zonazione della Tenuta

Al Castello di Montepò concorrono tutte quelle condizioni di altura, conformazione dei terreni, esposizione ai venti e microclimi per affermare il principio di Terroir unico e di vitivinicoltura mirata all’eccellenza.

A

 un’altitudine tra i 300 e i 460 m s.l.m. con esposizione sud-sudovest, lungo i dolci pendii della Maremma toscana, giacciono i vigneti del Castello di Montepò, 50 ettari dei 600 complessivi che conta oggi la Tenuta. Vigneti, uliveti e seminativi circondati dai boschi cedui a sud di Grosseto, sul parallelo della Rocca aldobrandesca di Talamone: un luogo prezioso che Jacopo Biondi Santi, attraverso la storica esperienza della propria famiglia, ha pazientemente trasformato nel cuore del suo moderno progetto enologico. Ma il valore della Tenuta non sta solo nella sua intrinseca bellezza, capace di conquistare immediatamente e senza sforzo il cuore di chi l’osserva, perché scegliere la terra a cui legare un’eredità vitivinicola così importante non può prescindere da precisione e certezza assolute.

I

n questo senso, il bosco diventa il mezzo per acquisire quei dati esperienziali, come la rilevazione delle condizioni di umidità interna ai filari, temperature diurne e notturne e intensità della ventilazione. Dati essenziali per a praticare una viticoltura di precisione. A sostegno del loro ruolo naturale, una rete diffusa di centraline di rilevamento meteo raccoglie e immagazzina in tempo reale le misurazioni, di cui Castello di Montepò possiede – per le analisi comparative di medio e lungo periodo – una raccolta minuziosa dell’andamento storico del microclima della Tenuta.

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 un’altitudine tra i 300 e i 460 m s.l.m. con esposizione sud-sudovest, lungo i dolci pendii della Maremma toscana, giacciono i vigneti del Castello di Montepò, 50 ettari dei 600 complessivi che conta oggi la Tenuta. Vigneti, uliveti e seminativi circondati dai boschi cedui a sud di Grosseto, sul parallelo della Rocca aldobrandesca di Talamone: un luogo prezioso che Jacopo Biondi Santi, attraverso la storica esperienza della propria famiglia, ha pazientemente trasformato nel cuore del suo moderno progetto enologico. Ma il valore della Tenuta non sta solo nella sua intrinseca bellezza, capace di conquistare immediatamente e senza sforzo il cuore di chi l’osserva, perché scegliere la terra a cui legare un’eredità vitivinicola così importante non può prescindere da precisione e certezza assolute.

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n questo senso, il bosco diventa il mezzo per acquisire quei dati esperienziali, come la rilevazione delle condizioni di umidità interna ai filari, temperature diurne e notturne e intensità della ventilazione. Dati essenziali per a praticare una viticoltura di precisione. A sostegno del loro ruolo naturale, una rete diffusa di centraline di rilevamento meteo raccoglie e immagazzina in tempo reale le misurazioni, di cui Castello di Montepò possiede – per le analisi comparative di medio e lungo periodo – una raccolta minuziosa dell’andamento storico del microclima della Tenuta.

U

n patrimonio indispensabile di informazioni che consente all’azienda di monitorare anche in macro, e non solo per sottozone, l’andamento climatico nel suo complesso anno dopo anno, con indici di piovosità, umidità interna ed esterna ai filari, temperature diurne e notturne, orientamento e forza del vento. Rilevazioni e parametri che non prescindono, comunque, dalla presenza dell’uomo in vigna, perché la viticoltura di precisione richiede prossimità.

A

 questi dati e studi, si aggiungono quelli fondamentali sul suolo. I terreni argilloscisti di origine eocenica dove crescono le viti del Castello di Montepò, dopo essere stati valutati e misurati da un pool di professori delle Università di Pisa e Firenze, sono stati giudicati ideali alla coltivazione del clone di Sangiovese Grosso BBS11, patrimonio esclusivo della famiglia Biondi Santi che, oltre un secolo e mezzo fa, dette i natali al Brunello di Montalcino. Oltre agli aspetti geologici e orografici, gli studi microzonali si sono concentrati anche sugli indici vegetativi e sulle caratteristiche del microclima, raggruppando una quantità significativa di dati – aggiornati di anno in anno – che hanno condotto tutti alla stessa conclusione: è in queste colline che l’identità dei vini della famiglia Biondi Santi avrebbe mantenuto la propria essenza. Un’identità che non risponde solo al Sangiovese, ma anche a due varietà internazionali come Merlot e Cabernet Sauvignon. Dopo aver a lungo difeso le terre degli uomini, il Castello di Montepò è oggi custode della grande tradizione enologica che il nome di Jacopo Biondi Santi rappresenta, punto di riferimento per uno stile enologico e una ricercata finezza che hanno segnato la supremazia del Sangiovese tra i vini d’eccellenza assoluta.

U

n patrimonio indispensabile di informazioni che consente all’azienda di monitorare anche in macro, e non solo per sottozone, l’andamento climatico nel suo complesso anno dopo anno, con indici di piovosità, umidità interna ed esterna ai filari, temperature diurne e notturne, orientamento e forza del vento. Rilevazioni e parametri che non prescindono, comunque, dalla presenza dell’uomo in vigna, perché la viticoltura di precisione richiede prossimità.

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 questi dati e studi, si aggiungono quelli fondamentali sul suolo. I terreni argilloscisti di origine eocenica dove crescono le viti del Castello di Montepò, dopo essere stati valutati e misurati da un pool di professori delle Università di Pisa e Firenze, sono stati giudicati ideali alla coltivazione del clone di Sangiovese Grosso BBS11, patrimonio esclusivo della famiglia Biondi Santi che, oltre un secolo e mezzo fa, dette i natali al Brunello di Montalcino. Oltre agli aspetti geologici e orografici, gli studi microzonali si sono concentrati anche sugli indici vegetativi e sulle caratteristiche del microclima, raggruppando una quantità significativa di dati – aggiornati di anno in anno – che hanno condotto tutti alla stessa conclusione: è in queste colline che l’identità dei vini della famiglia Biondi Santi avrebbe mantenuto la propria essenza. Un’identità che non risponde solo al Sangiovese, ma anche a due varietà internazionali come Merlot e Cabernet Sauvignon.
Dopo aver a lungo difeso le terre degli uomini, il Castello di Montepò è oggi custode della grande tradizione enologica che il nome di Jacopo Biondi Santi rappresenta, punto di riferimento per uno stile enologico e una ricercata finezza che hanno segnato la supremazia del Sangiovese tra i vini d’eccellenza assoluta.

CASTELLO DI MONTEPÒ

UNA STORIA DEL VINO

Al Castello di Montepò, Jacopo Biondi Santi è stato capace di valorizzare tutte le grandi potenzialità di un territorio storicamente vocato alla produzione di uve d’eccellenza.

CASTELLO DI MONTEPÒ

UNA STORIA DEL VINO

Al Castello di Montepò, Jacopo Biondi Santi è stato capace di valorizzare tutte le grandi potenzialità di un territorio storicamente vocato alla produzione di uve d’eccellenza.

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Castello di Montepò – Jacopo Biondi Santi