I vigneti del Castello di Montepò

I vigneti e le pratiche colturali

I 50 ettari vitati della Tenuta sono dedicati esclusivamente a tre varietà: Cabernet Sauvignon, Merlot e un clone preziosissimo, unico nel panorama della viticultura italiana, il Sangiovese Grosso BBS11.
I VIGNETI DEL CASTELLO DI MONTEPÒ

I vigneti e le pratiche colturali

I 50 ettari vitati della Tenuta sono dedicati esclusivamente a tre varietà: Cabernet Sauvignon, Merlot e un clone preziosissimo, unico nel panorama della viticultura italiana, il Sangiovese Grosso BBS11.
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 vigneti del Castello di Montepò occupano 50 ettari dei complessivi 600 della Tenuta. Il Sangiovese Grosso BBS11, proprietà esclusiva della famiglia Biondi Santi, occupa il 70% dei suoli vitati, mentre nel restante 30% crescono e maturano altre due varietà internazionali, anch’esse a bacca rossa, il Cabernet Sauvignon e il Merlot. Nel vigneto viene adottato un sistema di allevamento basato principalmente sul cordone speronato su piante che hanno un’età media di circa 20 anni. Lo staff agronomico dell’azienda, grazie ad un sistema di monitoraggio che fa uso di un impianto di centraline collocate nei vigneti, è costantemente informato sui parametri che regolano lo sviluppo vegeto produttivo delle piante.

D

allo studio incrociato di questi dati vengono quindi effettuate le operazioni su specifiche porzioni di vigneto, seguendo l’andamento delle stagioni e misurando gli interventi agronomici e conseguendo la massima aderenza a ciò che avviene nel vigneto, col fine di garantire gli standard di qualità a cui l’azienda è costantemente orientata.

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vigneti del Castello di Montepò occupano 50 ettari dei complessivi 600 della Tenuta. Il Sangiovese Grosso BBS11, proprietà esclusiva della famiglia Biondi Santi, occupa il 70% dei suoli vitati, mentre nel restante 30% crescono e maturano altre due varietà internazionali, anch’esse a bacca rossa, il Cabernet Sauvignon e il Merlot. Nel vigneto viene adottato un sistema di allevamento basato principalmente sul cordone speronato su piante che hanno un’età media di circa 20 anni. Lo staff agronomico dell’azienda, grazie ad un sistema di monitoraggio che fa uso di un impianto di centraline collocate nei vigneti, è costantemente informato sui parametri che regolano lo sviluppo vegeto produttivo delle piante.

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allo studio incrociato di questi dati vengono quindi effettuate le operazioni su specifiche porzioni di vigneto, seguendo l’andamento delle stagioni e misurando gli interventi agronomici e conseguendo la massima aderenza a ciò che avviene nel vigneto, col fine di garantire gli standard di qualità a cui l’azienda è costantemente orientata.

G

li interventi, quando previsti, iniziano nella prima decade di gennaio con la potatura invernale, finalizzata a determinare il numero di gemme fruttifere per ciascuna pianta e il conseguente carico produttivo. Completata questa operazione, che comprende anche la stralciatura, cioè l’asportazione di tutto quello che è stato tagliato dalle viti, vengono legati i nuovi ceppi e, ove necessario, si sostituiscono i pali di sostegno delle piante. Il passaggio successivo è la lavorazione interfilare con la scalzatura degli interceppi, che rimuove le piante infestanti lavorando i filari in maniera alternata; tuttavia, viene lasciato un filare inerbito per facilitare le successive operazioni colturali e creare le necessarie condizioni di competitività del terreno. Il mese di maggio coincide con la potatura verde, che regola la chioma e la produzione delle piante, mentre a luglio si effettua il diradamento, ultima operazione di rilievo prima che si raggiunga, a partire dalla seconda metà di settembre, il periodo di vendemmia che dura, mediamente, due settimane.

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li interventi, quando previsti, iniziano nella prima decade di gennaio con la potatura invernale, finalizzata a determinare il numero di gemme fruttifere per ciascuna pianta e il conseguente carico produttivo. Completata questa operazione, che comprende anche la stralciatura, cioè l’asportazione di tutto quello che è stato tagliato dalle viti, vengono legati i nuovi ceppi e, ove necessario, si sostituiscono i pali di sostegno delle piante. Il passaggio successivo è la lavorazione interfilare con la scalzatura degli interceppi, che rimuove le piante infestanti lavorando i filari in maniera alternata; tuttavia, viene lasciato un filare inerbito per facilitare le successive operazioni colturali e creare le necessarie condizioni di competitività del terreno. Il mese di maggio coincide con la potatura verde, che regola la chioma e la produzione delle piante, mentre a luglio si effettua il diradamento, ultima operazione di rilievo prima che si raggiunga, a partire dalla seconda metà di settembre, il periodo di vendemmia che dura, mediamente, due settimane.

A

 Castello di Montepò, inoltre, si lavora anche per accrescere la superficie vitata delle Tenuta attraverso un lavoro di precisione, lungo e paziente, soprattutto nelle sue fasi iniziali. Per ogni nuovo impianto infatti, è necessario preparare il terreno con due anni d’anticipo, a partire dalle operazioni di aratura e morganatura del terreno che viene effettuato attraverso l’erpice, una macchina agricola che spiana e sminuzza il terreno. Successivamente viene svolta la rippatura, che è una lavorazione che consiste nella spaccatura del terreno per favorire le necessarie condizioni di ossigenazione in profondità, e la spietratura, per rendere il suolo più agevole alla coltivazione.

C

ompletate queste fasi, viene creato il sistema dei drenaggi delle acque e, dopo una nuova morganatura, si compone lo schema vero e proprio dei nuovi impianti, realizzato sulla base di esposizioni e inclinazioni dei terreni. Impiantate le barbatelle e, successivamente, palerie, fili e ancore, si effettuano le semine contenitive, soprattutto con favino, leguminose e colza, per scongiurare il dilavamento del terreno e, insieme, favorirne il necessario apporto nutritivo di generazione organica.

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 Castello di Montepò, inoltre, si lavora anche per accrescere la superficie vitata delle Tenuta attraverso un lavoro di precisione, lungo e paziente, soprattutto nelle sue fasi iniziali. Per ogni nuovo impianto infatti, è necessario preparare il terreno con due anni d’anticipo, a partire dalle operazioni di aratura e morganatura del terreno che viene effettuato attraverso l’erpice, una macchina agricola che spiana e sminuzza il terreno. Successivamente viene svolta la rippatura, che è una lavorazione che consiste nella spaccatura del terreno per favorire le necessarie condizioni di ossigenazione in profondità, e la spietratura, per rendere il suolo più agevole alla coltivazione.

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ompletate queste fasi, viene creato il sistema dei drenaggi delle acque e, dopo una nuova morganatura, si compone lo schema vero e proprio dei nuovi impianti, realizzato sulla base di esposizioni e inclinazioni dei terreni. Impiantate le barbatelle e, successivamente, palerie, fili e ancore, si effettuano le semine contenitive, soprattutto con favino, leguminose e colza, per scongiurare il dilavamento del terreno e, insieme, favorirne il necessario apporto nutritivo di generazione organica.


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I suoli della Tenuta

Il Castello di Montepò protegge preziosi terreni che, per le loro peculiari origini geologiche, sono naturalmente vocati alla coltivazione della vite e delle colture arboree.

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L’aridocoltura

Attraverso le risorse idriche fornite dalla natura, Castello di Montepò eleva la qualità dei propri vini a un livello superiore in grado di rendere unici i vini a cui danno corpo e identità.

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CASTELLO DI MONTEPÒ

UNA STORIA DEL VINO

Al Castello di Montepò, Jacopo Biondi Santi è stato capace di valorizzare tutte le grandi potenzialità di un territorio storicamente vocato alla produzione di uve d’eccellenza.

CASTELLO DI MONTEPÒ

UNA STORIA DEL VINO

Al Castello di Montepò, Jacopo Biondi Santi è stato capace di valorizzare tutte le grandi potenzialità di un territorio storicamente vocato alla produzione di uve d’eccellenza.

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APPROFONDIMENTO

Le colline che compongono la Tenuta del Castello di Montepò sono l’esempio perfetto di cosa significhi, per un terreno, avere una profonda vocazione viticola. Geologicamente, infatti, i vigneti dell’azienda ricadono su suoli di origine marina del Flysch, una successione di rocce sedimentarie clastiche, di origine sin-orogenetica dell’Eocene, costituita da alternanze cicliche di livelli di arenaria, argilla e marna. Questi elementi concorrono a rendere i terreni magri e ricchi di scheletro, a cui si aggiungono, proprio sotto il Castello, intrusioni di arenarie compatte calcarifere di tipo pietraforte. Un patrimonio di elementi minerali e di fisica dei suoli che rende la Tenuta di Castello di Montepò un unicum di particolare rilevanza, in grado di caratterizzare profondamente la fisiologia della vite ed il suo adattamento all’habitat in regime di arido-coltura.

APPROFONDIMENTO

Per produrre vini di qualità superiore è necessario che ogni elemento che concorre allo sviluppo vegeto-produttivo delle piante, tra terra e aria, subisca il minor numero di interventi possibile. Un fine enologico che Jacopo Biondi Santi ha perseguito applicando nei vigneti della Tenuta di Castello di Montepò un regime che ricerca equilibrio e naturalità, centrato sui principi applicativi dell’aridocoltura. Razionalizzando e ottimizzando tutte le risorse idriche naturali disponibili, viene preservata l’integrità varietale delle piante, favorendo così una produzione quantitativamente contenuta ma di qualità elevata grazie alla maggior concentrazione di sostanze fondamentali come gli zuccheri e alcuni peculiari sostanze aromatiche contenute nelle bucce. E’ nella dimensione dell’acino e nel rapporto buccia/polpa che, soprattutto, nelle uve a bacca rossa, si determina il risultato più importante, premessa necessaria al raggiungimento di quell’eccellenza produttiva che ha distinto e definito la reputazione produttiva di Castello di Montepò e di una famiglia. Piante in equilibrio, perfettamente integrate all’habitat naturale preesistente e la stessa composizione fisica oltre che minerale dei suoli, sono determinanti nel definire il valore enologico dei vini prodotti da Jacopo Biondi Santi.

Castello di Montepò – Jacopo Biondi Santi